Il mantenimento del figlio maggiorenne e il principio dell’autoresponsabilità: cosa dice la Cassazione
Il tema del mantenimento del figlio maggiorenne continua ad essere oggetto di attenzione giurisprudenziale, in particolare alla luce del principio dell’autoresponsabilità. Una recente pronuncia della Corte di Cassazione (ordinanza n. 24391 dell’11 settembre 2024) ha fornito ulteriori chiarimenti sull’onere della prova e sui criteri da seguire nella valutazione del diritto al mantenimento.
Figlio maggiorenne e mantenimento: chi deve dimostrare cosa?
Secondo la Corte, è il figlio maggiorenne a dover dimostrare, quando richiede il mantenimento, di aver investito concretamente nel proprio percorso formativo o professionale, oppure di essersi attivato seriamente nella ricerca di un’occupazione. In altri termini, non basta dichiarare di essere disoccupato: serve provare l’impegno nel costruire la propria autonomia economica.
Tuttavia, per i figli neomaggiorenni, il semplice proseguimento degli studi (liceali, universitari o di specializzazione) può bastare a fondare il diritto al mantenimento, in quanto coerente con un percorso di crescita e formazione personale.
Il principio dell’autoresponsabilità
Il principio dell’autoresponsabilità implica che con l’aumentare dell’età, il figlio sia sempre più tenuto a rendersi autonomo economicamente. Di conseguenza, sarà richiesta una valutazione più rigorosa delle condizioni che giustifichino la permanenza del diritto al mantenimento.
L’età, la qualifica raggiunta, l’impegno nella ricerca di un lavoro, e più in generale le “attuali esigenze” del figlio, diventano elementi centrali nell’analisi del giudice.
Cosa valuta il giudice
Ai sensi degli articoli 337-ter e 337-septies del codice civile, il giudice può disporre un assegno periodico per il figlio maggiorenne non economicamente indipendente, tenendo conto di molteplici fattori:
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Età del figlio e livello di maturità;
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Percorso formativo: se è in corso, terminato o interrotto;
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Attitudini e aspirazioni personali e professionali;
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Situazione economica e familiare complessiva;
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Presunzioni e prove concrete sullo stato attuale di autosufficienza.
Non esiste quindi un criterio rigido: ogni caso è valutato nel suo concreto contesto.
Considerazioni finali
Questa evoluzione giurisprudenziale pone maggiore attenzione alla responsabilità individuale del figlio maggiorenne, evitando il rischio di mantenimenti “a tempo indeterminato” slegati da un reale percorso di crescita.
Per genitori e figli coinvolti in una separazione o divorzio, conoscere questi principi è fondamentale per affrontare con consapevolezza la questione del mantenimento. Affidarsi ad un avvocato esperto in diritto di famiglia consente di valutare correttamente i presupposti per richiedere o contestare un assegno di mantenimento.